Così noi abbiamo la democrazia senza avere ciò che dovrebbe attenuarne i difetti e farne risaltare i naturali pregi...". Tocqueville
"Rembrandt. Credo che non esista nella storia della pittura e dell'incisione un artista che più di Rembrandt abbia tanto spesso ripetuto la propria immagine...
Quello che vale per i personaggi che si pavoneggiano, che ci guardano, che camminano nella Ronda di notte, vale per tutta la vita, vale cioé per tutte le situazioni in cui la condizione sociale prevalga sopra quella dell'umanità più diretta.
Da questo dipinto promana un senso di profonda critica all'ambizione e alla vanità come finzione di vita, ma che, proprio per via negativa, mette in evidenza la debolezza dell'animo umano...
Segnala come la pittura possa guardare ogni cosa, anche la più inutile, la meno importante: può indagare nella interiorità e nel dubbio e nella rovina di un volto...
il suo riuscire far sì che la pittura entri nella vita, che cancelli la propria identità di materia per diventare la stessa cosa della carne...
Lezione di anatomia. Centro dell'opera di Rembrandt e tra i più famosi di tutti i tempi.
Rembrandt sente costantemente che nella condizione umana, nella miseria degli uomini e nelle loro ambizioni più basse e nei loro desideri più volgari c'é una verità profonda.
Ecco allora le emozioni che vediamo dipinte sul volto dei personaggi che seguono la lezione, una serie di emozioni che nessun pittore realista e nessuna fotografia riuscirebbero a comunicare con altrettanta verità.
Certi quadri sono talmente forti e talmente vivi che noi ci sentiamo meno vivi, siamo più morti noi di loro". Vittorio Sgarbi
