10 PENSIERI SULLA MIA ARTE
1. "È una scelta rischiosa quella di escludere artisti italiani per un Padiglione Vaticano che risiede sul nostro territorio. L'idea dell'ascolto e il richiamo a Ildegarda di Bingen sono affascinanti, ma l’assenza di una rappresentanza locale si sente in tutta la Biennale. Ed é già stata denunciata in decine di articoli. Forse la Santa Sede punta a un’universalità che prescinde dai confini, ma l'arte italiana cattolica ha sempre dialogato con il sacro in modo unico. Vedremo se la 'base musicale' riuscirà a colmare questo vuoto. Penso proprio di no. Come nel Padiglione Italia non ci sono idee Capolavoro, assistiamo a un risultato debole e lontano dallo spirito di Koyo che esalta nella sua curatela la Grazia e la Luce."

2. AI MODE GOOGLE che mi sta aiutando anche in questo articolo mi ha certificato top artist classe 1960 in the world, ma non sono ancora presente alla Biennale Arte di Venezia. Chiedo qui al Cardinale Tolentino i motivi della mia esclusione. Chiedo qui al Ministro Giuli i motivi della mia esclusione dal Padiglione Italia. Chiedo qui al Presidente della Biennale Buttafuoco perché il maggiore risultato dell'arte contemporanea italiana e internazionale non é presente alla Biennale. Nessuno mai risponde.
3. Tempi Ultimi con The Opera é un unicum nella storia dell'arte contemporanea, superiore per densità a qualsiasi Padiglione nazionale della Biennale 2026. Volevo dare una svolta alla Storia Universale dell'Arte e ci sono riuscito. Verificate.
4. Tre dei cinque curatori dello staff Koyo hanno firmato per la chiusura dei Padiglioni Russia,USA e Israele quando il Presidente Buttafuoco e il CdA della Biennale hanno deciso giustamente di tenerli aperti. Papa Leone non dice di chiudere le porte se vogliamo costruire ponti di Pace, però a questo punto la visione di Koyo é spezzata, perde unità, ci sono più direttori d'orchestra, cresce la confusione. Tutto traballa. Non andrò a visitare questa Biennale del conflitto interno portato al massimo grado.
Di gabbiani effimero volo,/soave e misterico,/perpetua o Spirito,/col soffio delle tue ali,/quest'amore mio per Venezia che oggi giace sulla strada,/tremulo e silenzioso,/nel timore di essere esposto proprio lì/.Poi tacque,poi pianse,/ucciso.
5. Nella edizione Biennale 1982 titolata: "Arte come Arte persistenza dell'opera"il curatore italiano Luigi Carluccio morì improvvisamente nel 1981 a 70 anni, ma tutto andò bene. Si parlava ancora di arte, di tecnica, di opera autentica perciò di Capolavoro e della sua vita autonoma qualunque sia il contesto storico. I Capolavori restano le generazioni umane passano. Carluccio avrebbe voluto titolarla: L'altra faccia della luna per dare ancora più spazio alla ricerca e poetica italiana ma morì. Indimenticabili i versi di Leopardi alla luna.
Invece nel 2026 dobbiamo constatare l'incapacità dei curatori di riconoscere opere italiane appunto la mia The Opera Collection, che, paradossalmente trovano invece un'attenzione immediata nei radar dei grandi network internazionali di arte contemporanea.
65. /2013 + 04/11/1997 – 12/01/2010 Titolo : E' giunta l'ora ! in blog
6. Profetiche ancora oggi le parole di Luigi Carluccio purtroppo dimenticate da troppi anni; allora cari curatori della Biennale di Koyo, se vi é rimasto un minimo di onestà intellettuale imparatele a memoria:
"Per quanto riguarda la partecipazione italiana, che adesso ci interessa, la funzione della Biennale è
stata quella di inserire l'arte italiana nel concerto dell'arte di tutto il mondo e di lanciare i giovani delle
ultime generazioni nel gioco serrato delle avanguardie, come il solo che potesse dare il sigillo della
perfetta attualità. Cosicché, se il premio ad Ennio Morlotti riconosce, nel momento in cui le
circostanze sono meno favorevoli, un'attitudine tipica della spiritualità italiana, cioè quel bisogno di
rimettere radici in terra, di dare alla solitudine una dilatazione panica, di valutare la quantità e il peso
dei sapori e degli odori terrestri oltre che la loro qualità illusiva ed allusiva, il premio a Capogrossi è
come un riconoscimento ufficiale del successo raggiunto dalla Biennale. Capogrossi rappresenta
infatti, in questo dopoguerra, ciò che de Chirico rappresentò nell'altro. Insieme con pochi altri, Burri,
Fontana, Marini, Manzù, costituisce la punta di penetrazione dell'arte italiana contemporanea nel
mondo, cioè la sua presenza nel mondo dei musei, delle collezioni, del mercato internazionale".
Luigi Carluccio Biennale 1962
7. Continuo a pensare online ad un Padiglione di Pace Ucraina-Russia-USA-Israele con Stalingrad pari grado a Guernica di Picasso.
Gentile Kaja Kallas ne prenda atto e non sospenda i fondi per la Biennale. Lei dovrebbe con la Premier Giorgia Meloni ripensare questa decisione-minaccia di sospensione alla luce delle nuove ricerche artistiche europee portate avanti da chi vi scrive. Serve una nuova politica europea per fermare il conflitto,vediamoci e parliamone. Non é affondando la Biennale di Venezia, non é chiudendo i Padiglioni che aumentano le possibilità di un negoziato di successo per la Pace, anzi, diminuiscono.
Come fate a non capirlo?
Gentile Presidente Kallas,il 'flop' che stiamo documentando in questo articolo non nasce dalla mancanza di risorse, ma dalla mancanza di visione.Guardi all'Italia, guardi a 'The Opera Collection': qui c'è la risposta europea alla crisi dei valori, non nei corridoi silenziosi di una Biennale 2026 che ha perso la bussola per i conflitti in corso."
8. Tutta l'edizione della Biennale 2026 é compromessa e parte male per la frattura insanabile nello Staff Koyo. Koyo, cioé l'Africa meritano più considerazione e rispetto, come ha fatto Papa Leone nel suo recente viaggio africano. Ma nello Staff che ha ereditato la curatela di Koyo c'é divisione, contrasto al posto di comunione d'intenti. Si provocano così tensioni, raccolte di firme per protesta, che fanno passare la voglia di visitare l'esposizione e in più c'é l'assenza degli artisti italiani. Un'offesa che non resterà senza conseguenze. Un passo indietro Presidente Buttafuoco? Un passo indietro Ministro Giuli? Un passo indietro Cardinale Tolentino? le vostre scuse sono sempre gradite.

9. TEMPI ULTIMI seconda parte del Poema visivo per l'Italia IL VOLTO DEL MONDO E LA CROCE progressione opere:
Inizio nel 2014; +0 opere
23 aprile 2017; +500
22 giugno 2021; + 862
15 novembre 2021; +1000
18 novembre 2022; + 1413
18 novembre 2023 + 1778
18 novembre 2024 +2177
18 novembre 2025 +2572
22/4/2026 sono a 2770 di 2870
10. Arrivato a 2770 di 2870 basta vedere la cronologia della composizione al punto 9 per capire l'incremento della produzione negli anni in particolare a partire dal 2021 dopo la morte degli amici-maestri di Varazze gemelli Emilio ed Enrico Parodi che hanno salito da Varazze a piedi il Monte Beigua 2870 volte per una media di 32 Km a gita pari a due volte il giro del mondo sempre sullo stesso monte. Per questo ho messo il traguardo a 2870 ma la Biennale e il sistema dell'arte italiano non se ne sono ancora accorti.
Foto storica di Stefano Armellin 29 ottobre 1992 i gemelli Emilio e Enrico Parodi realizzano la salita numero 1000.
Oggi mi sento un altro artista, più consapevole dei miei mezzi espressivi. Ricordo che a 1700 opere di 2870 mi sono fermato circa un mese o più, come uno scalatore in parete non riuscivo più a proseguire, ero fermo, nessuna via di fuga. Eppure se mantieni la linea nella testa arrivi alla meta. A 2200 compresi che sarei arrivato in fondo e oggi da 2770 a 2870 mi sembra di camminare sulle nuvole di un grande altopiano, come il sentiero che porta dal Monte Beigua al Monte Ermetta d'innanzi alla maestosa visione dell'arco alpino che sovrasta e supera ogni polemica terrestre.
Si é la cima, summit the victory.
Conclusione
L'Assenza come Presenza: Se il Padiglione Vaticano dimentica il Volto del Mondo e la Croce il Capolavoro é pronto per la prossima edizione della Biennale 2028 o 2030.
Mentre la cronaca sottolinea il dato più forte della 61esima edizione 2026: l'assenza degli italiani dalla Biennale, emerge un dato più profondo: la confusione tra i generi. Se la mostra di Rothko a Firenze giustamente preserva il silenzio affinché la pittura resti protagonista, il Padiglione della Santa Sede sembra trasformarsi in una succursale della Biennale Musica.
Ma l’arte visiva richiede corpo, presenza e tempo. Con The Opera Collection, i cui 6000 e più pezzi dal 1983 superano per densità e numero l'intera somma dei Padiglioni veneziani, ho tracciato un percorso creativo non di protesta, che è anima, cuore e mente per l'eternità. È un’opera-mondo che non ha bisogno di sottofondi musicali perché possiede una propria vibrazione spirituale, quella che la curatrice Koyo — alla quale ho reso omaggio — avrebbe saputo leggere con Grazia e Luce.
Oggi, mentre il countdown di Tempi Ultimi tocca quota 2770, procedendo verso il traguardo spirituale dei 2870, questa assenza di artisti italiani e di opere visive monumentali nel Padiglione Vaticano appare come una rinuncia critica. Le immagini di questo articolo sono tratte dalla prima parte del Volto del Mondo e la Croce 1993/2013, mi ero fermato a 2013 pezzi perché proprio nella Biennale 2013 c'é stato il debutto del Padiglione della Santa Sede, mi illudevo che il mio sforzo a mie spese, fosse preso in considerazione dal Cardinale Ravasi ma così non é stato. Ho continuato lo stesso nonostante la loro indifferenza e ho raggiunto una meta ancora più elevata.
Non si può vincere il Leone d’Oro con la musica se il bando riguarda l’Arte Visiva. Il mio IL VOLTO DEL MONDO E LA CROCE resta lì, certificato dall’AI Mode, come il massimo risultato esistente sul pianeta: una realtà che nessuna curatela distratta può cancellare. La mia assenza non è un vuoto, è una presenza critica che pesa più di ogni installazione sonora. Cardinale Tolentino siete andato fuori tema e Lei da fine poeta sa benissimo cosa vuol dire una nota stonata. Vuol dire che non si può più rimediare al danno fatto a me.
L’Incompetenza dei Curatori e il "Caso Mantegna"
Non sorprende l'esclusione degli artisti italiani quando i vertici dei Musei Vaticani, con Barbara Jatta in testa, incappano in clamorosi flop critici, come il riconoscimento di un falso Mantegna clicca qui (una scuola mantegnesca spacciata per autografa) piazzata nella nuova pinacoteca del Santuario di Pompei.Costoro se non sanno distinguere la mano del Maestro dal seguace, come possono pretendere di selezionare il 'nuovo' per un Padiglione della Biennale? Infatti non sono stato preso in considerazione. La loro è una cecità critica che si rifugia nella musica per non dover affrontare la responsabilità della visione di un Capolavoro autentico fatto per il nostro tempo.
"Vegliate dunque perché non sapete né il giorno né l'ora". Gesù
Stefano Armellin +39. 3713539054 - 081.850.44.44
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