martedì 26 agosto 2008

144 di 2013 ; La disperazione e la morte di Giuda

Stefano Armellin con il pezzo 144 di 2013
 del Poema visivo del XXI secolo :
IL VOLTO DEL MONDO E LA CROCE 1993/2013


Titolo: La disperazione e la morte di Giuda di Padre Felice Artuso 
"Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che innalzate i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti ". Matteo 23, 29Allontanatosi dai sacerdoti del tempio, Giuda discende dalla scala che porta nella scoscesa valle del Cedron. Si arrampica su un albero solitario e fragile. Forma un laccio al collo e si lancia nel vuoto. Imita l’assurdo gesto del suicida Achitofel, consigliere del re Davide (2 Sam 17,23). 

Si toglie la vita, divenutagli angustiante e insopportabile. 

Muore nello sconvolgimento, mentre Gesù si immola per tutti, appeso sull’albero della Croce. Entra quindi nell’eternità di Dio, custodendo nel cuore i segreti, che lo hanno condotto al tradimento. Si rompe improvvisamente il debole laccio o il gracile ramo, che teneva sospeso il deceduto. 

Spinto dalla forza di gravità, il corpo esanime e irrigidito sbatte sugli spuntoni di roccia, la testa si fracassa, il ventre si squarcia e le viscere escono dall’addome, mostrando i segni dell’uomo, che si è isolato e disonorato (At 1,18-19). 
Non sappiamo chi ha compiuto il pietoso atto di seppellire Giuda e dove lo ha sepolto. Nessun evangelista ritiene opportuno darcene qualche riferimento. 

Matteo ci informa solamente che i sacerdoti, raccolte le monete di Giuda non le depongono nella borsa per le spese del culto, ma in comune accordo comprano il Campo del vasaio, un tratto di terra brulla e scoscesa, che si trova nella congiunzione delle valli del Cedron, del Tiropeion e della Geenna, dove gli artigiani plasmavano la creta e fondevano i metalli, per trasformarli in attrezzi ad uso domestico. 

Secondo questo evangelista i sacerdoti destinano il terreno acquistato alla sepoltura dei pellegrini stranieri, nonché dei giudei perseguitati ed esso è chiamato dagli abitanti di Gerusalemme “Hakeldamàch” ossia il campo del sangue, perché vi scorre il ruscello rossastro, che disperde il sangue degli animali sacrificati sull'altura del tempio (Mt 27,6-7; At 1,19). 

Matteo desidererebbe omettere questi dettagli, ma non li può nascondere ai suoi lettori di origine ebraica.
 
Gli evangelisti non emettono alcun giudizio personale sul destino eterno del Traditore. Precisano unicamente che in Giuda si adempiono le previsioni della Sacra Scrittura e avvertono che chi consegna Gesù nelle mani di persone ostili, tradisce se stesso.
 
I primi cristiani ad ogni celebrazione eucaristica ricordano con rammarico il tradimento di Giuda. 

A loro volta i Padri della Chiesa ammoniscono i componenti delle assemblee liturgiche di non lasciarsi dominare dalla bramosia della ricchezza, perché essa genera ottusità, corruzione, complicità, ribellione e fallimento. 

Insistono sulla necessità di confidare in Dio e di prepararsi alla morte, avvicinandosi a Gesù, sorgente di immortalità e di felicità. Raccomandano di pregare per i peccatori, perché si convertano al Signore e attendano da Lui la salvezza eterna. 

Il loro insegnamento entra nelle composizioni liturgiche e echeggia specialmente in alcune antifone della Settimana Santa. 

Padre Felice Artuso