mercoledì 28 luglio 2021

Caporetto a Santa Lucia di Piave

Santuario del Beato Fra Claudio a Santa Lucia di Piave, Foto Stefano Armellin 2021

Cari amici di The Opera,

Una copia di Caporetto  é presente nella Biblioteca Civica di Santa Lucia di Piave (Treviso) grazie alla sensibilità della Direttrice Selena Perotto e della tirocinante Clara Silvestrin. 
La Biblioteca si trova vicino al Santuario del Beato Fra Claudio, perciò riporto un mio articolo per contestualizzare meglio questo evento artistico che in seguito potrà essere sviluppato abbinando a Caporetto anche Stalingrad come proposta singolare per la sede ONU di New York.

IL MIRACOLO EUCARISTICO DEL BEATO FRA CLAUDIO

Si verificò nell'anno del Giubileo, settembre 2000, durante la settimana claudiana, nella chiesa oggi Santuario, di Santa Lucia di Piave (Treviso).
I fedeli erano numerosi e provenivano da diverse località, perciò la chiesa era piena. Parroco allora era Don Oreste Nespolo, oggi (2009) ha 82 anni; questa mattina dopo la Santa Messa che ha celebrato nella chiesa di San Rocco a Conegliano (Treviso) ha avuto la gentilezza di raccontarmi l'evento che l'ha visto protagonista e testimone.
Mi ha fin da subito impressionato sentire l'emozione viva e sincera con cui raccontava il fatto miracoloso avvenuto nove anni fa. Sembrava proprio una testimonianza diretta, presente, come se il miracolo della moltiplicazione delle ostie (trecentoquarantatreesimo caso nella storia della Chiesa) si fosse appena verificato. Ed é giusto che sia così, perché l'eternità non ha tempo, é sempre contemporanea, sempre presente.
(continua a leggere sotto)
Succede quindi il fatto miracoloso alla presenza della salma del Beato Fra Claudio, lì portato sia per il Giubileo sia per il centenario della rinascita. Aveva appena celebrato la Santa Messa il Vescovo Magarotto, subito dopo toccava la celebrazione al Parroco Don Oreste Nespolo insieme al turco, Padre Coracoi Luca (oggi residente a San Benedetto del Tronto).
Don Oreste prende atto che le ostia rimaste sono poche decine, insufficienti per le centinaia di fedeli presenti. Perciò si accorda subito con Padre Caracoi che, al momento giusto avrebbe consacrato altri pissidi già pronti, ricolmi di ostie, con rito breve. Cosa che si fa di consueto in casi di grande affluenza di fedeli alla Santa comunione.
Arriva dunque il solenne momento eucaristico, Don Oreste e Padre Caracoi sono affiancati, con poche decine di ostie presenti nelle loro pissidi.
Don Oreste é il primo a finire quasi subito la sua pisside e come d'accordo si porta sull'altare per consacrare le altre. Nel frattempo circa trecento fedeli sono in fila davanti a Padre Caracoi che prosegue senza soluzione di continuità la distribuzione delle ostie. In attesa dell'arrivo del Parroco spezza le ostie per non lasciare i fedeli in attesa. Alcuni però si lamentano perché preferiscono l'ostia intera che puntualmente poi si manifesta. Infatti Don Oreste non scende accanto a Padre Luca, ha quasi un mancamento tanta é la sorpresa di vedere continuare la distribuzione da una pisside che doveva essere vuota da un pezzo.
Il Parroco percepisce immediatamente e senza ombra di dubbio l'evolversi di un evento soprannaturale che si sta verificando davanti ai suoi occhi. Evento che sarà testimoniato al notaio della curia insieme alle testimonianze dirette di quattordici fedeli comunicanti, li presenti, che videro con i loro occhi la pisside vuota o semi vuota di Padre Caracoi che si colmava di ostie.
Padre Caracoi ha distribuito le ostie come in trance, lì per lì non si é reso conto di nulla, é stato Don Oreste, dopo, a far presente a Luca il verificarsi di un fatto eccezionale. Sia chiaro, ad ogni Santa Messa, ad ogni eucarestia, il fedele partecipa in prima persona a un fatto eccezionale che é memoria dell'Ultima Cena di Nostro Signore Gesù Cristo. Ma qui siamo davanti ad un segno eucaristico speciale e singolare per niente casuale. 
Purtroppo, il fatto non é ancora riconosciuto ufficialmente, come invece é stata riconosciuta sulle sole testimonianze, la moltiplicazione delle ostie accaduta a San Giovanni Bosco.
E perché non é riconosciuto ? 
Perché la commissione vuole la prova "scientifica" che consiste in questo presumo : il Parroco avrebbe dovuto subito lasciare l'altare per imbracciare una macchina fotografica e scattare immagini ( a 73 anni)  alla velocità di un reporter di guerra, foto su foto, dettaglio su dettaglio, per far vedere chiaramente ai molti San Tommaso di oggi, il pisside che si colmava di ostie.
Suvvia Signori, non esageriamo, a distanza di nove anni qui c'é una testimonianza ancora viva, presente, attuale, sincera, autentica, onesta, chiara, limpida, supportata con quella di molti fedeli, una ventina dei quali telefonarono al Parroco il giorno stesso per chiedere lumi e conferma dell'evento. Sono apparse dal nulla circa duecentottanta ostie; tutti i fedeli sono stati serviti e nel pisside di Padre Luca Caracoi non é rimasto nulla. 
Pensate davvero che l'intercessione del Beato, ripeto Beato, Fra Claudio, non possa arrivare ad un segno eucaristico di questo tipo ? e proprio nella sua città natale, nella sua Parrocchia, nel centenario della sua nascita circondato dagli eredi della sua gente che tanto ha amato, al punto di promettere aiuto e consolazione per tutti.
Suvvia Signori, diamo credito e fiducia almeno ai Beati visto che ai comuni fedeli si chiedono prove "scientifiche". La Comunità Parrocchiale di Santa Lucia lo merita, l'onestà sacerdotale di Don Oreste Nespolo, che ho potuto constatare di persona, lo merita.
Non mi resta che confidare nei buoni uffici dell'Ordinario attuale, il Vescovo Corrado Pizziolo, per portare a buon fine un procedimento avviato e documentato benissimo. Senza dimenticare il celebre adagio : " Scherza con i fanti ma lascia stare i Santi", e qui, sinceramente, non c'é niente da scherzare.

Stefano Armellin 
Conegliano, mercoledì 28 gennaio 2009 
Viaggio nel Veneto, dal 3 al 31 gennaio 2009 

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