giovedì 26 maggio 2011

1153 di 2013 ; il Secondo Avvento

Stefano Armellin con il pezzo 1153 di 2013
 del Poema visivo del XXI secolo :
IL VOLTO DEL MONDO E LA CROCE 1993/2013





Titolo : Il Secondo Avvento. Il sangue prezioso di Cristo, di Padre Felice Artuso


Il sangue nel Vecchio Testamento. 

Il sangue è un liquido con una miscela di elementi chimici, che assicurano la vita, il vigore, la salute e le funzioni indispensabili del nostro organismo. Un’abbondante perdita di sangue ci creerebbe un celere indebolimento e il precoce sopravvento della morte. Per questo ogni persona ne blocca subito la fuoriuscita e si preoccupa, se non vi riesce.
Dio giusto, condanna lo spargimento del sangue, essendo la causa e l’origine del soffio vitale (nephes) e della individualità (Lv 17,14). 

Permette al popolo eletto di uccidere gli animali, ma gli vieta di mangiarne il sangue, perché si approprierebbe di una vita che appartiene unicamente a Lui. 

Impone ad Israele di conservare solo un’esigua porzione di sangue degli animali, per offrirla a Lui durante la celebrazione cultuale. Prima di uscire dall’Egitto, prescrive che ogni capo famiglia immoli un agnello e con il suo sangue cosparga gli stipi della propria casa (Es 12,1ss). 

Sancita l’alleanza nel Sinai, mediante l’intervento di Mosè dichiara al suo popolo, liberato dalla schiavitù egiziana:

 «Ecco il sangue dell’alleanza, che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole» (Es 24,8). 

Dispone che l’aspersione del sangue sacrificale sia il segno dell’appartenenza a Lui e dell’impegno dei contraenti ad osservare le norme dell’alleanza (Es 29,20-21). 

Per indicare il ripristino della effettiva comunione tra i due contraenti, stabilisce che ogni giorno i sacerdoti con il sangue degli animali immolati aspergano i corni ai lati dell’altare dei profumi e il rimanente lo versino attorno all’altare degli olocausti (Es 29,12; Lv 4,1-12; 17,1-6).
Il calendario liturgico ebraico delibera che la gente d’Israele nella ricorrenza annuale di Jôm Kippûr (giorno dell’espiazione) appena ode il suono dello “shofar” (corno) si raduni nel recinto della spianata del tempio di Gerusalemme, celebri una liturgia penitenziale, invochi il perdono di Dio, gli renda lode con un cuore puro e ristabilisca pacifiche relazioni. 

Il popolo, che si attiene alle proprie norme liturgiche, trascorre questo giorno nella rigorosa penitenza. Si dispone a riconciliarsi con Dio e con il prossimo, senza mangiare e senza bere per tutto l’arco della giornata . Al levar del sole, si veste di bianco, si reca nel tempio, si apposta davanti all’altare dei sacrifici, riconosce di aver trasgredito l’alleanza, si assume le colpe della comunità e invoca il perdono divino.

Padre Felice Artuso